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Labirinto verticale |
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Un aereo percorso per escursionisti esperti, sulle cenge che solcano la grande parete che sovrasta Balme, tra incisioni preistoriche, strapiombi e iscrizioni tracciate dai pastori nell’incontrastato regno degli stambecchi. |
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Informazioni generali |
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Partenza : Piazzale “Camussot” |
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| Tempo di salita: Ore 3.00 – 3.30 | ||
| Tempo di discesa: | ||
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Dislivello: 900 m per il solo labirinto verticale |
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| . 1100 m proseguendo fino al lago Mercurin |
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Periodo consigliato: tarda primavera - inizio autunno |
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Cautele: l’itinerario non presenta difficolta’particolari ma si sviluppa su terreno molto ripido e su cenge talvolta aeree, con oggettivi problemi di orientamento. Pertanto e’ consigliabile soltanto a persone esperte, avvezze ad escursioni in alta montagna e fuori dai sentieri battuti. In ogni caso va affrontato in condizioni di buona visibilità, in assenza di neve e di ghiaccio. |
| Descrizione: Il percorso inizia dalla piazzetta dell’Albergo Camussòt m 1480. Seguire il sentiero per il lago Mercurin, passando per la Péra dìi Tchàmp, belvedere sul paese sottostante attraverso un rado bosco di faggi. Trascurare sulla sinistra il sentiero segnato per il Lago Mercurìn e proseguire a destra su di un sentiero a mezzacosta che passando tra pietraie, boschi e campi raggiunge direttamente la base della grande parete in corrispondenza della cascata più bassa del rio Pissài m. 1600. |
| Sui due lati della cascata,
che alla fine dell’estate è spesso asciutta, si possono osservare
alcune bàrmess (ripari sotto
roccia) dove si trovano incisioni ed iscrizioni (una di queste è in
patois “OURÀ’ IÀ LOU SOULÈI
OURÀ’ PROÙ”, “un momento c’è il sole e un momento no”).
Alcuni di questi ripari sono chiusi da muretti (baricàiess)
che servivano per la caccia alla marmotta, riservata per tradizione ai
vecchi che non erano più in grado di cacciare il camoscio. |
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Sulla destra
orografica della cascata, risalire un breve canale ripido in direzione
ovest, fino ad un ripiano con un masso recante un’iscrizione di
difficile lettura. Risalire un altro piccolo canale nella direzione
opposta (est) con piccola croce con i bracci ad anello ed alcune
iscrizioni: “SOPO DI PLERE 1880”
e “C. B. DI CANÀN, A LI 10 MAI
1887”. Si giunge così alla seconda cascata del Rio Pissài,
m. 1680, dove inizia la cengia di Lansàtta,
che sale in direzione ovest, dapprima assai ampia e poi gradualmente più
stretta. |
| Il nome significa
“lancetta” e sta indicare lo strumento, simile ad una affilata
lancetta di un orologio a pendolo che si
usava per incidere le vene durante il salasso. Questo nome, nel
patois di Balme, indica la vipera aspide tipica di questi luoghi, piccola
e sottile con la testa triangolare e ben evidenziata. Questi rettili erano
in passato numerosi su questa parete ben soleggiata. Oggi sono quasi
scomparsi in seguito alla presenza di numerosi uccelli che li predano
(gracchie, corvi imperiali, poiane e aquile), che si sono moltiplicati con
il venir meno della caccia. |
| Giunti alla quota 1720, la cengia fa più ripida e stretta, fino a ridursi ad uno stretto passaggio sotto una roccia sporgente. Proprio nel tratto in cui il passaggio è più angusto, vi sono alcune iscrizioni “1827 PANCRASIO C. 1803”. Superato questo punto, seguire ancora per un tratto la cengia, fino ad imboccare un altro breve e ripido canale verso est. Si giunge così ad una ampio ripiano erboso presso la terza cascata del Rio Pissài. |
| Proseguendo si attraversa
una grande spaccatura, con un riparo sotto roccia (bàrma) che reca tracce di antichi bivacchi, riconoscibili nei
muretti di pietra, e nelle ortiche (queste ultime testimoniano la presenza
nel terreno di deiezioni animali). Pochi metri a valle del masso che forma
la bàrma, sull’orlo del salto
di rocce, si apre un altro più ampio riparo sotto roccia chiuso da un
piccolo muro di pietra a secco. |
| Questo luogo, detto “lou
bou dìi Canàn” (la stalla dei Canàn), era utilizzato dai pastori
di capre della famiglia Castagneri Canàn
per la fabbricazione del formaggio caprino, senza dover trasportare a
valle il latte. E’ ancora possibile vedere il luogo dove veniva acceso
il fuoco, una piccola fascina di sterpi ed una losa scanalata (pilòiri),
che serviva per mettere a colare i formaggi dentro le forme, permettendo
di recuperare il latticello (laità).
Sul tetto della bàrma si
leggono alcune date tra cui “1661”
e “P*S”, oltre ad alcuni enigmatici disegni a graticcio. Nei pressi
della bàrma, si trovano ancora
altre iscrizioni di varia epoca. Questi ripari furono anche usati, a più
riprese, dai giovani di Balme che fuggivano l’arruolamento forzato, come
accadde durante l’occupazione francese alla fine del secolo XVIII e
durante l’inverno 1944-45 in occasione dei rastrellamenti. |
| Ritornando sulla cengia, si prosegue in leggera salita (altre iscrizioni), superando diversi valloncelli, fino alla quota m. 1900. La cengia finisce contro uno spigolo roccioso per superare il quale è stato costruito un rudimentale muretto con alcune lastre di pietra ed oltre il quale si apre il canalone del Rio del Ru. A questo punto, invertire il senso di marcia e seguire una grande cengia che sale verso est, di nuovo in direzione del canalone del Rio Pissài. Si giunge così all’altezza del grande salto d’acqua (il Pissài vero e proprio m 1882) e si svolta di nuovo verso ovest, imboccando un canale ripidissimo che permette di salire più o meno verticalmente, superando un’altra bàrma, fino a raggiungere sulle rocce della Pénna dove si trova il giacimento delle pietre da mola. |
| Queste pietre da mola, una
varietà di cloritoscisto, erano assai apprezzate per affilare ogni sorta
di arnesi da taglio e soprattutto le falci da fieno (i falciatori tenevano
queste pietre immerse in un po’ d’acqua dentro un corno di vacca
agganciato alla cintura). Per questo venivano raccolte ed anche
commercializzate fuori del paese. |
| Il monte Pénna m 2200, che dalle case di Balme appare come una vetta, è in realtà soltanto la parete che sostiene un grande pendio di pietrame posto tra i due valloni del Rio Pissài e del Rio del Ru. Di qui, salendo direttamente, si raggiunge il sentiero segnato del Lago Mercurìn. |
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